La storia del modernariato

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Per Modernariato si intende la produzione di oggetti e arredi, concepiti a partire dagli anni ’30 fino agli ’80, risultato di una vera e propria rivoluzione del gusto che porterà il design, la moda e l’architettura alla portata di tutti.

Il Modernariato ha modificato la tradizionale concezione  di ambiente domestico ed è in quel momento che si inizia a parlare di  “industrial design”. La nascita del design in Italia rispetto a Francia, Inghilterra e Germania parte in ritardo per la mancanza di una tradizione industriale nel nostro paese. Si inizia a parlare di design negli anni ‘30 anche se allora si chiamava “arti decorative”.

Modernariato è anche vintage, design, pezzi unici e rari, anche in tiratura limitata.

Modernariato diventa uno status symbol, è arredare la propria casa con stile e gusto, utilizzando mobili certamente usati, con colori intensi oppure colori pastello (pensa agli anni ’50), forme sinuose e morbide e materiali che al tempo erano considerati inusuali, che ad ogni modo erano utilizzati in maniera diversa dal solito.ì

Il moderno industrial design italiano viene promosso attraverso la Triennale di Milano, favorendo l’incontro tra il mondo dell’industria e il mondo delle arti applicate.

Uno dei maggiori esponenti che segnò il gusto dell’epoca fu l’architetto-artista-designer Gio’ Ponti non solo con le opere di architettura come palazzo Montecatini a Milano ma soprattutto con le sue opere artigianali e di arredo: le ceramiche per la Richard Ginori, i mobili per la casa per la Rinascente e le lampade e gli arredi per Fontana Arte.

Come riconoscere il modernariato

La prima cosa da fare per capire se ci troviamo di fronte a in pezzo di Modernariato è sapere in che anno è stata prodotta e poi osservarlo. Il modernariato ha linee pulite, forme morbide impiega materiali naturali (legno, lino, teak, pelle) accostati a metallo, plastica, compensato sagomato. I colori vanno dai pastelli neutri dei mobili, ai colori accesi dell’oggettistica.

Oggi fra i pezzi più ambiti ci sono quelli degli anni ’50, quando c’è un netto distacco rispetto all’antiquariato e si afferma definitivamente l’industrial design. In particolare i mobili color pastello di quest’epoca, dalle forme lineari e semplici, sono richiestissimi.

Generalmente quando si parla di modernariato ci si riferisce al mobilio e ai complementi di arredo, ma anche gli elettrodomestici hanno un fascino da non sottovalutare, tanto che grandi brand ne hanno ripreso le linee estetiche per adattarle a collezioni moderne e tecnologiche.

Il valore di mercato di un pezzo di modernariato è variabile, dipende dallo stato di conservazione, dalla rarità e dal fatto che sia o meno firmato.

I pezzi iconici –

Chaise longue Le corbusier LC4

Tra il 1927 e il 1929 Le Corbusier e i suoi due soci, Pierre Jeanneret e Charlotte Perriand, disegnano alcuni modelli in tubolare metallico per gli interni del progetto abitativo di Villa Church, a Ville-d’Avray, vicino a Parigi, di una coppia americana.

Di questi la più famosa è la “chaise longue à réglage continu”. Prodotta inizialmente da Thonet con il numero B306, diviene un’icona del design come LC4, rivisitazione del 1965 di Cassina.
Viene definita come la chaise longue per antonomasia, equilibrio perfetto fra purezza, geometria e corporeità, progetto di architettura domestica per antonomasia.

LC4 ha conquistato a prima vista e continua a ricevere consensi. Sarà per la sua comodità intramontabile, che ha sempre regalato un relax assoluto e su misura, sarà per la sua funzionalità dinamica, votata sì al riposo, ma diurno e veloce, che sembra proprio stare al passo con i tempi. O sarà proprio per il suo meccanismo geniale, che non ha ancora trovato rivali e riesce a essere tuttora semplicemente innovativo. Fatto sta che la chaise-longue LC4 proposta nella collezione I Maestri da Cassina, è uno di quegli arredi che vivono al di fuori dello spazio e del tempo: unica, inimitabile (eppure copiatissima), coniuga alla perfezione funzionalità ed estetica e a distanza di quasi 90 anni mantiene intatta la sua originalità.

Tavolino d’appoggio E 1027

Il secondo pezzo iconico è  il tavolino Eileen Gray creato dall’omonima designer.

Una struttura in tubolari d’acciaio cromato sostiene un piano rotondo in vetro trasparente e una placca metallica con perno e catenella consentono di regolarne l’altezza.

Quello che all’apparenza è un semplice tavolino di servizio in realtà nasconde una storia e un’attenta progettazione.
E-1027, è così che è altrimenti noto questo tavolino, è stato progettato nel 1927 ed è un arredo estremamente moderno e innovativo per il design di quegli anni. I materiali usati, la destinazione d’uso per cui è stato pensato e il movimento di cui è dotato sono chiari segni di un’intelligenza e inventiva fuori dal comune.
Si narra che Eillen Gray abbia progettato questo tavolino per la sua casa al mare, poichè amava fare colazione a letto. E-1027 è piccolo e maneggevole ed ha un’altezza regolabile.

Durante la sua carriera l’intento della designer era proprio quello di realizzare arredi capaci di garantire il massimo del comfort e della funzionalità; e con questo tavolino l’obiettivo è stato raggiunto.

Il tavolino E-1027 nel corso degli anni è diventato un pezzo iconico, ispirazione per altri designer e ditte di arredamento che hanno prodotto delle rivisitazioni.

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